Se avete recentemente acquistato un drone per divertimento o per uso professionale, avete dato il vostro contributo ad una tendenza in continua crescita. Macchine versatili, i droni, che grazie alla loro velocità e silenziosità si prestano ad un vasto numero di applicazioni, ma con un limite importante: ogni dispositivo necessita di un operatore, ossia di qualcuno che lo controlli.

Presso l’Università dell’Arizona, il dipartimento Human-Oriented Robotics and Control (HORC) sta perfezionando tecniche che già adesso consentono ad un’unica persona di controllare sciami di droni utilizzando le proprie onde cerebrali. Avere un unico cervello assicurerebbe che le macchine da esso controllate eseguano i compiti a loro assegnati senza problemi di coordinazione, come normalmente avverrebbe se il controllo fosse affidato ad un team.

Numerosi gli scenari d’uso del sistema pensati dal dipartimento, legati soprattutto al controllo di porzioni di territorio estese: utilizzare sciami anziché singoli droni permetterebbe di velocizzare operazioni di ricerca e soccorso, di microgestire la produttività agricola dei territori, di intervenire meglio sui fronti incendiari, snellire attività investigative o di intrattenimento. Il tutto a fronte di una diminuzione del personale umano richiesto.

Che tutto ciò sia materialmente gestibile da singoli individui è fuor di dubbio, e la dimostrazione viene dal più inatteso tra i settori: quello del gioco online, che nel corso degli anni ci ha ormai abituati a vedere cyberatleti compiere attività di gestione complesse in tempi ridottissimi.