Il continuo aumento degli acquisti online non è certo una novità per chi investe ore della propria giornata su Internet. E mentre Donald Trump promette di riportare negli USA i mestieri delocalizzati (quando non inveisce contro le fake news, continua a leggere), la verità è di tutt’altro tono: le mansioni di magazzino di cui oggi c’è enorme richiesta sono ormai appannaggio dei robot.

Il motivo? I clienti esigono consegne sempre più veloci per gli ordini fatti sul Web, e l’operaio in carne ed ossa non è più forte e veloce a sufficienza. Per ovviare al problema, le aziende associate ai grandi nomi del commercio online investono cifre sempre maggiori nell’automazione. Amazon è l’esempio più eclatante, ma nell’ultimo anno si è assistito ad una vera escalation: Locus Robotics, partner di DHL, ha aggiunto 25 milioni di dollari al proprio capitale di rischio portandolo a 33 in totale. Geek+, fornitore cinese di Alibaba.com, ne ha aggiunti 22, mentre per 6 River System Inc. l’aumento di capitale è stato di 15 milioni.

In totale, l’industria robotica ha aumentato di 70 milioni i suoi investimenti per quest’anno fiscale, e la tendenza è a salire. Lo stesso vale per gli appalti delle aziende edili che costruiscono ed ampliano i magazzini destinati alle merci da vendere online. Aumentano gli spazi da percorrere, le quantità di beni da trasportare in contemporanea, ed i robot sono terribilmente efficaci in questo. Nelle warehouses Amazon, i robot Kiva corrono dagli scaffali ai punti di carico e scarico; RightHand offre ai clienti bracci robotici per prelevare velocemente le merci dagli scaffali stessi; i bot di Locus fanno entrambe le cose, lasciando all’operatore umano il solo compito di dir loro cosa portargli.

Entro il 2021, secondo Tractica, il mercato della robotica avrà un volume d’affari da 22.4 miliardi di dollari. Con previsioni del genere, la promessa elettorale del presidente americano sembra sempre più lontana dal realizzarsi.