Quanto accaduto pochi giorni fa all’Università di Exeter, Inghilterra, ad opera del Professor C. David Wright ha dell’incredibile. Collaborando con alcuni dipartimenti delle Università di Oxford e Monaco di Vestfalia, Wright è riuscito a realizzare il primo microchip fotonico, dove i dati non sono rappresentati da stati della corrente elettrica ma della luce: utilizzando materiali fotosensibili simili a quelli dei comuni CD riscrivibili, in abbinamento a speciali circuiti logici, questa tipologia di microchip funziona in maniera completamente analoga alle sinapsi di un cervello umano, col valore aggiunto di operare migliaia di volte più velocemente di quest’ultimo.

Per Wright, è letteralmente l’inizio di un nuovo mondo: “I computer elettronici di oggi sono relativamente lenti, e consumano molta energia elettrica per andare più veloci. Inoltre sono piuttosto ‘stupidi’ perché non hanno le capacità di apprendimento e di calcolo in parallelo del cervello umano. Affrontiamo entrambi i problemi qui, non solo sviluppando architetture simili al cervello, ma lavorando nel dominio dell’ottica per sfruttare le enormi velocità ed il risparmio energetico dell’imminente rivoluzione fotonica”.

(Università di Exeter)

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