Dalle aule di tribunale arriva un nuovo ed interessante aggiornamento sull’attentato terroristico di San Bernardino, California, che il 2 Dicembre 2015 portò all’uccisione di 14 persone presso un centro per disabili. Nell’ambito delle indagini, l’FBI si avvalse dell’aiuto di un “partner esterno” per sbloccare la sicurezza dell’ iPhone 5C appartenuto ad uno degli attentatori, Syed Rizwan Farook, ucciso dalle forze dell’ordine.

Nel Marzo del 2016, Apple presentò appello contro una sentenza che la costringeva a creare una “backdoor” (una sorta di accesso segreto) sui propri dispositivi a vantaggio del Bureau, mentre nel Settembre dello stesso anno The Associated PressUSA Today e Vice Media denunciarono l’FBI nel tentativo di conoscere l’identità del partner esterno in questione. Quest’oggi, il giudice Tanya S. Chutkan del Distretto di Columbia ha emesso un verdetto a favore dell’ente investigativo:

“È logico e plausibile che il partner possa essere meno capace dell’FBI di difendere le sue informazioni private nell’eventualità di un attacco informatico. La conclusione dell’FBI secondo cui rivelare pubblicamente il nome del partner potrebbe esporre i suoi sistemi, e quindi informazioni cruciali sulla tecnologia [impiegata per violare l’iPhone 5C in questione, ndr] al rischio di incursioni è quindi ragionevole”, afferma il legislatore.

Resterà inoltre segreto il costo pagato dal Bureau per accedere alla tecnologia di sblocco, in quanto divulgare una cifra darebbe un’idea del suo valore e delle probabilità che l’FBI la utilizzi estensivamente da oggi in poi.

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